Operazioni soggettivamente inesistenti: la Sezione Tributaria conferma che l’onere della prova della conoscibilità della frode da parte del cessionario grava sull’Amministrazione.

Negli ultimi due anni si è assistito ad un progressivo consolidamento, nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, del filone che vede la possibilità del recupero IVA in capo al cessionario, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, subordinato alla prova da parte della parte pubblica non solo della frode a monte, ma anche della conoscibilità della

Accertamento sintetico: il contribuente può provare di aver sostenuto spese con ricchezza accantonata in anni precedenti.

Qualora la disponibilità di maggior reddito sia individuata con metodo sintetico, sulla base delle spese sostenute o della disponibilità di particolari beni, la prova contraria consentita al contribuente si spinge sino a considerare anche la ricchezza accumulata negli anni precedenti (Cass., 13 giugno 2013, n. 21994), anche con disinvestimenti e cessioni di fabbricati (Cass., 12

Indagini finanziarie sui conti di terzi: utilizzabili solo se l’Amministrazione prova la disponibilità di fatto del conto da parte del contribuente accertato.

L’Ordinanza 20 dicembre 2018, n. 32974 della Sezione Tributaria (Pres. Cirillo, Rel. Locatelli), respingendo un ricorso dell’Agenzia delle Entrate, conferma un precedente orientamento di carattere maggiormente rigoroso in materia di indagini finanziarie su conti formalmente intestati a persone diverse dal contribuente accertato. Innanzitutto la procedura viene ritenuta corretta da un punto di vista normativo da

Operazioni soggettivamente inesistenti: ancora chiarimenti sulla ripartizione dell’onere probatorio.

Siamo tornati più volte sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti e della prova della conoscibilità della frode da parte del cessionario. Non ripercorreremo quindi il lungo e piuttosto travagliato iter giurisprudenziale della Suprema Corte, del quale abbiamo ampiamente reso conto ai nostri lettori. Registriamo solo positivamente il fatto che nel corso dell’anno che si sta

Fattura priva dei requisiti di legge: il contribuente deduce il costo (e detrae l’IVA) se prova i dettagli dell’acquisto.

La questione che oggi poniamo all’attenzione dei nostri lettori parte da una sentenza della Sezione Tributaria favorevole all’Agenzia delle Entrate. Sentenza che tuttavia ha il pregio di enunciare dei principi di garanzia che sono tutt’altro che sfavorevoli al contribuente. Nel caso specifico è stata censurata dalla Corte, con argomentazioni condivisibili, la motivazione della sentenza di

16 Novembre 2018|Categories: News|Tags: , , , , , , , |0 Comments

La prova dell’avvenuta notifica della cartella di pagamento grava sull’agente della riscossione. Necessarie la relata ovvero l’avviso di ricevimento.

La sentenza n. 13 novembre 2018, n. 29133 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, (Pres. Cristiano, Rel. Stalla), respingendo un ricorso dell’Agenzia delle Entrate, precisa alcuni importanti principi in tema di notifica delle cartelle di pagamento. Per la Corte “In tema di notifica della cartella esattoriale ex art. 26, primo comma, seconda parte, del d.P.R.

15 Novembre 2018|Categories: News|Tags: , , , , |0 Comments

Confermato l’onere della prova a carico del fisco in caso di recupero iva sul cessionario per operazioni soggettivamente inesistenti.

In tema di prova della conoscibilità (o viceversa della non possibile percezione) della frode a monte l’anno 2018 si era aperto con due ordinanze della sesta sezione (numero 3473 e numero 3474 del 13 febbraio 2018) che avevano fatto pensare ad una sostanziale inversione dell’onere della prova: in sostanza l’amministrazione sarebbe chiamata solo a provare

Appello tributario inammissibile senza la prova della spedizione nei termini.

L’ Ordinanza 11 settembre 2018, n. 22094 della VI Sezione della Corte di Cassazione (Pres. Cirillo, Rel. Luciotti) respinge un ricorso dell’Agenzia delle Entrate nel quale venivano tra l’altro dedotte la violazione e la falsa applicazione degli artt. 22, comma 1, e 53 d.lgs. n. 546 del 1992, sostenendo che dall'avviso di ricevimento della raccomandata

18 Settembre 2018|Categories: News|Tags: , , , , , |0 Comments

Operazioni oggettivamente inesistenti: all’acquirente l’onere di provare che anche i ricavi sono fittizi, con relativa esclusione dalla base imponibile.

Una lunga e dettagliata ordinanza della Sezione Tributaria (Corte di Cassazione, V Sez., Ordinanza 12 luglio 2018, n. 18390, Pres. Virgilio, Rel. Putaturo Donati Viscido Di Nocera) ci serve per enucleare un principio contenuto alla fine della motivazione e a nostro modesto avviso di una certa rilevanza. Si tratta di una censura costituente il quarto

Frodi carosello: la prova della partecipazione alla (o della conoscibilità della) frode da parte del cessionario è a carico dell’amministrazione.

La sentenza 24 aprile 2018 n. 10036 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione (Pres. Cappabianca, Rel. Condello) torna sul tema della prova delle frodi tributarie dal lato dell’acquirente. In questo caso si parla di una vera e propria frode carosello, contestata all’acquirente esercente l’attività di riparazioni meccaniche e di commercio di autoveicoli, al quale