Ancora sui limiti della procedura di liquidazione dei tributi da dichiarazione.

Ancora sui limiti della procedura di liquidazione dei tributi da dichiarazione.

La Sezione Tributaria della Corte di Cassazione nell’ordinanza 27 aprile 2018, n. 10204 (Pres. Greco, Rel. Mengoni) torna a trattare dei limiti dell’applicabilità della procedura di cui all’art. 36-bis, d.P.R. n. 600 del 1973.

I Giudici di legittimità ricordano in primo luogo il contenuto della norma a mente del quale, “Avvalendosi di procedure automatizzate, l’amministrazione finanziaria procede, entro l’inizio del periodo di presentazione delle dichiarazioni relative all’anno successivo, alla liquidazione delle imposte, dei contributi e dei premi dovuti, nonché dei rimborsi spettanti in base alle dichiarazioni presentate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta (comma 1). Sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle dichiarazioni presentate e di quelli in possesso dell’anagrafe tributaria, l’Amministrazione finanziaria provvede (tra l’altro) a correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella determinazione degli imponibili, delle imposte, dei contributi e dei premi (comma 2)”.

Nel caso specifico sia in primo che in secondo grado tale procedura era stata esclusa, avendo ritenuto i Giudici di merito che l’Agenzia delle Entrate – rideterminando l’aliquota da applicare ai redditi di controllate residenti in Paesi a fiscalità agevolata, indicata dalla ricorrente al 27% e dall’Agenzia stessa al 33% – avesse compiuto un’attività interpretativa della norma, non già una mera rettifica di un errore materiale.

Per la Corte rappresenta costante e condiviso indirizzo quello secondo cui la disciplina in oggetto – in quanto volta ad evitare l’attività di rettifica, quando l’imposta dovuta sia determinata sulla base dei dati forniti dallo stesso contribuente o di una mera correzione di errori materiali o di calcolo degli stessi dati – giustifica la diretta iscrizione a ruolo della maggiore imposta dovuta sulla base di un controllo meramente cartolare della dichiarazione, ma non attribuisce all’Ufficio il potere di risolvere questioni giuridiche o di esaminare atti diversi dalla dichiarazione stessa (tra le molte, Sez. 5, n. 14070 del 27/6/2011, Rv. 618479-01; Sez. 5, n. 26330 del 16/12/2009, Rv. 6106-80.

Ancora, viene ricordato che la stessa Corte ha più volte sostenuto che il potere attribuito agli Uffici finanziari dal secondo comma, lett. e, dell’art. 36 bis d.P.R. n. 600 del 1973 è esercitabile soltanto quando l’errore sia rilevabile “ictu oculi” a seguito di mero riscontro cartolare delle dichiarazioni presentate, nei casi eccezionali e tassativamente indicati dalla legge, vertenti su errori materiali e di calcolo, non abbisognevoli di alcuna istruttoria ed emendabili dall’Amministrazione anche a vantaggio del contribuente. Allorché, invece, sia necessaria un’indagine interpretativa della documentazione allegata, ovvero una valutazione giuridica della norma interessata, la menzionata disposizione non è applicabile, occorrendo un atto d’accertamento esplicitamente motivato, il quale soltanto è idoneo a rendere edotto il contribuente del processo logico giuridico seguito dall’Amministrazione nella diversa determinazione dell’imponibile ed a metterlo in condizione di potersi adeguatamente difendere (Sez. 5, n. 21349 del 30/11/2012, Rv. 624378-01; Sez. 5, n. 3119 del 17/3/2000, Rv. 534852-01, relativa – analogamente al caso di specie – alla pretesa dell’amministrazione di rettificare una dichiarazione dei redditi al fine di negare il diritto del contribuente all’esposizione di un credito d’imposta derivantegli dal pagamento di tributi negli Usa in relazione a dividendi corrisposti da società aventi sede in tale Stato).

Niente di nuovo, dunque, trattandosi di un principio oramai ben definito e consolidato.

Quindi corrette sono state le sentenze di merito e tutti a favore del contribuente i riferimenti giurisprudenziali.

Ma le spese del giudizio vengono compensate in riferimento ad una non chiara (almeno a nostro modesto avviso) “complessità della materia sottesa”.

 

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