Non c’è violazione del ne bis in idem in caso di sanzione pecuniaria alla società e sanzione penale al legale rappresentante.

«L'articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea deve essere interpretato nel senso che non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell'imposta sul valore aggiunto dopo l'irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione

Bonus energia anche per le immobiliari di gestione.

Forse si comincia a definire una vicenda spiacevole che ha intasato le aule della giustizia tributaria per anni, solo in virtù di una pervicace quanto immotivata lettura fornita dalle Entrate del “bonus energia” previsto dall'articolo 1, commi 344 e seguenti della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e dal decreto del ministero dell'Economia e delle

Sanzionato in proprio l’amministratore di società che compie violazioni tributarie nell’esclusivo interesse personale utilizzando la società stessa come schermo.

L’ordinanza 9 maggio 2019, n. 12334 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione (Pres. Campanile, Rel. Locatelli) fornisce una coerente lettura dei rapporti tra l’autore materiale di una violazione tributaria e l’ente nel cui interesse egli eventualmente abbia agito con riferimento alle sanzioni tributarie conseguenti. Con riferimento ad un caso concreto nel quale la società

Reato di omessa dichiarazione e sequestro conseguente: prima viene il patrimonio della società, solo dopo quello del legale rappresentante.

Quando si procede per reati tributari commessi dal legale rappresentante di una persona giuridica, è legittimo il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente dei beni dell'imputato, ma solo sul presupposto dell'impossibilità di reperire il profitto del reato nel caso in cui dallo stesso soggetto non sia stata fornita la prova della concreta  esistenza di

Illegittimo l’accertamento da indagini finanziarie sui soci senza la prova della riferibilità dei movimenti bancari alla società.

L’ordinanza 1° febbraio 2018 n. 2536 della VI sezione della Corte di Cassazione (Pres. Iacobellis, Rel. Conti) si occupa di un accertamento fondato sulle indagini bancarie nel quale erano state attratte alla base imponibile della società le movimentazioni sui conti di tutti i soci, sul presupposto che i movimenti non giustificati fossero in realtà maggiori

Indagini finanziarie sui conti dei soci: la riconducibilità dei movimenti alla società va sempre provata.

Per le società di persone, l’ufficio può utilizzare in capo all’impresa le risultanze di conti personali dei soci, ma soltanto purché provi adeguatamente che tali operazioni siano di fatto riconducibili alla società. Lo ricorda la quinta sezione della Corte di Cassazione nella sentenza 7 giugno 2017 n. 14089 (Presidente: Bruschetta, Relatore: Luciotti) Per la Corte

8 Giugno 2017|Categories: News|Tags: , , , |0 Comments