Valutazione d’azienda: questione estimativa non sindacabile in Cassazione. Ma la valutazione illogica configura una violazione di legge che rende censurabile la sentenza di merito.

Valutazione d’azienda: questione estimativa non sindacabile in Cassazione. Ma la valutazione illogica configura una violazione di legge che rende censurabile la sentenza di merito.

A chi segua con una certa costanza la giurisprudenza della Suprema Corte non sarà probabilmente sfuggita la sentenza n. 6119 della terza sezione civile di qualche mese fa. Relativamente ad una sentenza ritenuta illogica nella motivazione, nel caso specifico, i ricorrenti avevano invocato il n. 5 cioè l’omessa valutazione di un fatto decisivo. La terza sezione ha detto allora che l’illogicità della motivazione, dopo la modifica dell’art. 360, n. 5, c.p.c. (ai sensi dell’art. 54 d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito nella legge 7 agosto 2012, n. 134), è un vizio la cui sindacabilità in cassazione si è notevolmente attenuata, ma non è scomparsa del tutto. Le Sezioni Unite, infatti, chiamate ad interpretare senso ed àmbito applicativo della nuova norma, hanno stabilito che per effetto della riforma resta “denunciabile in cassazione (…) l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali”. E tale anomalia può consistere, tra l’altro, sia in una “motivazione apparente”, sia in un “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” (Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014). Una sentenza che presentasse tali vizi, tuttavia, non sarebbe affetta da un vizio di “omesso esame del fatto decisivo”, ai sensi dell’art. 360 n. 5, c.p.c.; ma dal diverso vizio di “violazione di legge” (dove la norma violata sarebbe l’art. 132, comma secondo, n. 4, c.p.c., e l’obbligo di motivazione ivi previsto), da far valere ai sensi dell’art. 360, n. 4, c.p.c..

Con questa premessa sviluppiamo allora le nostre riflessioni sulla Sentenza 15 giugno 2018, n. 15864 della V Sezione Civile (Pres. Cristiano, Rel. Zoso). Nel caso specifico era stata censurata una motivazione illogica sotto i profili della violazione di legge, del vizio di motivazione e della nullità della sentenza, concentrando le censure sulla valutazione attribuita ad un’azienda dai Giudici regionali.

Per la Sezione Tributaria la valutazione dell’azienda costituisce oggetto di un giudizio di fatto, rimesso al giudice di merito ed incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Nel caso di specie la CTR ha ritenuto che il valore di un’azienda di radiodiffusione andasse valutato sulla base degli utenti raggiungibili e l’applicazione di tale criterio appare insindacabile, trattandosi di giudizio in fatto congruamente motivato con riguardo alla perizia del consulente. Sviluppando il ragionamento, però,  ha poi moltiplicato il valore unitario minimo per tutti gli utenti potenzialmente raggiungibili dagli impianti, compresi quelli non funzionanti.

Secondo la Corte, la CTR, ciò facendo, ha motivato in maniera illogica poiché avrebbe dovuto specificare quale fosse il numero degli utenti effettivamente raggiungibile a mezzo degli impianti funzionanti e, una volta stabilito tale numero, attribuire il valore unitario, pur entro i limiti minimo e massimo indicati dal consulente, tenendo conto dell’importanza socioeconomica dell’area servita, dell’importanza strategica della postazione utilizzata e della disponibilità di altre frequenze in tale area.

Ecco configurarsi allora il vizio di violazione di legge di cui si è trattato sopra: inevitabile cassare la sentenza di appello con rinvio.

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