Contraddittorio preventivo obbligatorio anche per gli accertamenti “misti” se c’è un riferimento agli studi di settore.

Nella complessa questione del contraddittorio endoprocedimentale preventivo come è noto figurano diversi riferimenti normativi e giurisprudenziali e diverse regole applicativi. Le norme interne specifiche, l’articolo 41 della Carta di Nizza per l’ambito dei tributi armonizzati e alcune sentenze che hanno fatto riferimento a specifiche procedure di accertamento con peculiari caratteristiche. E’ quest’ultimo il caso degli

Studi di settore e “grave incongruenza”. Criteri interessanti dalla Cassazione.

Non mancano negli ultimi anni le pronunce in tema di grave scostamento tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli risultanti dagli studi di settore, richiesto dall’articolo 10 L. 146/1998 e richiamante l’articolo 62-sexies D.L. 331/1993. Ciò nel senso a) che la procedura costituisce uno strumento ulteriore rispetto all’accertamento di cui all’articolo 39 D.P.R. 600/1973, in

Ancora sul vizio di motivazione dell’atto impositivo che non elabori le osservazioni del contribuente in ambito di accertamenti parametrici.

La motivazione dell'atto impositivo deve dare conto delle ragioni per le quali non sono state ritenute attendibili le allegazioni della parte; in dettaglio ove il contribuente, in sede di contraddittorio preventivo, contesti l'applicazione degli studi di settore allegando circostanze concrete che giustificano lo scostamento della propria posizione reddituale dagli "standards" previsti, l'Ufficio, ove non ritenga

Gli studi di settore passano il vaglio della Corte UE. Ma con parecchie garanzie.

La Corte di Giustizia UE decide sulla questione relativa agli studi di settore, sollevata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria e relativamente alla quale avevamo qualche mese fa riportato le conclusioni dell’Avvocato Generale. La sentenza è quella della Quarta Sezione del 21 novembre 2018 (causa C‑648/16). Le conclusioni sono quelle per cui il meccanismo

21 Novembre 2018|Categories: News|Tags: , , , |0 Comments

Promotore finanziario monomandatario e studi di settore: la lettura della Cassazione.

L’Ordinanza 29 agosto 2018, n. 21295 (Pres. Petitti, Rel. Bernazzani) della V Sezione della Corte di Cassazione affronta il ricorso di un  promotore finanziario accertato sulla base degli studi di settore. Qualche commento ha affermato, in maniera forse troppo sintetica, che secondo la Corte gli studi non troverebbero applicazione nel caso di un monomandatario che

Non costituisce un elemento sufficiente per l’accertamento una percentuale di ricarico effettiva diversa da quella prevista dallo studio di settore.

Ancora una pronuncia della Sezione Tributaria in materia di percentuali di ricarico, del tutto coerente con l’orientamento consolidato che non considera una sola anomalia in questo contesto come elemento sufficiente per accertare un maggior imponibile. Stavolta nell’Ordinanza 13 luglio 2018 n. 18627 della Quinta sezione (Pres. Cappabianca, Rel. Greco) la questione era relativa alla difformità

Illegittimo l’accertamento fondato sugli studi di settore e sugli esigui ricavi rispetto alla congruità.

L’ordinanza 4 aprile 2018 n. 8238 della V Sezione della Corte di Cassazione (Pres. Cappabianca, Rel. Greco) torna ancora una volta sul valore probatorio degli studi di settore, accogliendo sul punto una eccezione del contribuente. Questi aveva contestato che siano gravi, precisi e concordanti gli elementi presuntivi posti a base dell'accertamento (e ritenuti congrui dalla

Studi di settore e normativa eurounitaria: le conclusioni dell’Avvocato generale.

Depositate in data 22 marzo 2018 le conclusioni dell’Avvocato Generale Nils Wahl (causa C-648/16) sulla questione rimessa alla Corte di Giustizia UE dalla Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Calabria concernente la conformità o meno rispetto alle disposizioni della direttiva IVA della normativa interna sugli studi di settore. L’Avvocato generale ricorda preliminarmente che l’articolo 73 della direttiva

La sentenza tributaria deve motivare sulle ragioni delle parti nel contraddittorio sugli studi di settore.

Una ordinanza non del tutto lineare quella della Sezione filtro della Corte di Cassazione n. 2544 del 1° febbraio 2018 (Pres. Cirillo Rel. Napolitano). I Giudici accolgono un ricorso dell’Agenzia delle Entrate fondato sulla violazione di legge con riferimento alle norme sull’accertamento da studi di settore. Precisamente vengono richiamati gli “artt. 62 bis d.l. 331/93

Mancata partecipazione del contribuente al contraddittorio in materia di studi di settore: non sempre le elaborazioni numeriche costituiscono prova sufficiente per l’accertamento.

L’Ordinanza 18 dicembre 2017, n. 30374 della Corte di Cassazione, sesta sezione (Pres. Cirillo, Rel. Luciotti) risulta di particolare interesse in materia di accertamento da studi di settore. La questione verte sulla mancata partecipazione del contribuente (nel caso specifico un ristoratore) al contraddittorio preventivo, il quale costituisce, come sappiamo, condizione per cui le elaborazioni numeriche