IRAP e lavoro autonomo: non rilevano l’entità dei compensi percepiti o il reddito professionale, ma solo la presenza o meno di una autonoma organizzazione.

A volte capita di commentare affermazioni che paiono ovvie a chi abbia seguito la vicenda dell’IRAP in capo ai lavoratori autonomi dalla sentenza n. 156 del 2001 della Corte Costituzionale in avanti. Si ricorderà allora che tutta la questione sul tema parte dal passaggio motivazionale (punto 9.2 della sentenza) per cui “.. é evidente che

Confermata l’esenzione IRAP per l’attività di sindaco, revisore e amministratore.

E’ ormai principio da ritenere consolidato quello per cui con riferimento ai redditi realizzati nell’esercizio di funzioni di amministratore, revisore e sindaco di società, non sia considerata soggetta ad Irap quella porzione di compensi rispetto al valore della produzione complessivo. Occorrerà a tal fine che si riescano a scorporare le diverse categorie di compensi conseguiti,

16 Febbraio 2018|Categories: News|Tags: , , , |0 Comments

Niente IRAP per il commercialista relativamente ad incarichi di amministratore, revisore e sindaco.

La Corte di Cassazione conferma il proprio orientamento recente (citando ben quattro pronunce precedenti, tutte del 2017) favorevole alla non imponibilità a fini IRAP dei compensi per incarichi di amministratore, revisore e sindaco percepiti da un commercialista. Ciò anche se egli possiede uno studio organizzato: il motivo consiste infatti nella inesistenza, nel caso specifico, di

5 Dicembre 2017|Categories: News|Tags: , , , , |0 Comments

Confermata l’esenzione da IRAP dei compensi percepiti nell’ambito delle funzioni di amministratore, sindaco e revisore.

La VI Sezione della Corte di Cassazione con l’ordinanza 3 luglio 2017 n. 16372 (Pres. Schirò, Rel. Cirillo) conferma le precedenti pronunce nelle quali non si ravvisava l’elemento dell’autonoma organizzazione nelle attività del commercialista svolte come sindaco, revisore e amministratore di società, configurando le medesime come caratterizzate esclusivamente dall’elemento personale e non dal “quid pluris”