Il reato di omesso versamento IVA prescinde dall’effettivo incasso del tributo.

Segnaliamo oggi una sentenza della III Sezione Penale della Corte di Cassazione, ovvero la numero 41070 depositata il 7 ottobre 2019 (Pres. Andreazza Rel. Di Stasi). Il tema è quello del reato previsto dall’articolo 10-ter d.lgs 74/2000. La Corte ricorda come per la sussistenza di tale reato è richiesto il dolo generico, integrato dalla condotta

8 Ottobre 2019|Categories: News|Tags: , , , , , |0 Comments

Reati tributari: l’accertamento induttivo rileva nella quantificazione delle soglie di punibilità.

“In tema di reati tributari, ai fini del superamento della soglia di punibilità di cui all'art. 5 del d.lgs. n. 74 del 2000, il giudice può legittimamente avvalersi dell'accertamento induttivo dell'imponibile compiuto dagli uffici finanziari (Sez. 3, n. 24811 del 28/04/2011, Rv. 250647; Sez. 3, n. 40992 del 14/05/2013, Rv. 257619)”. La terza sezione Penale

9 Settembre 2019|Categories: News|Tags: , , , , |0 Comments

Presunzioni tributarie e giudizio penale: un rapporto ancora da chiarire nella giurisprudenza della Suprema Corte. E….. attenzione alle regole sui prelevamenti bancari!

Qualche settimana fa avevamo commentato la sentenza n. 7242 del 18 febbraio 2019 della terza sezione penale della Corte di Cassazione che aveva ribadito il principio per il quale le presunzioni legali previste dalle norme tributarie non possono costituire da sole una valida prova della commissione del reato ipotizzato nel contesto del processo penale. A

Ribadita dalla Cassazione l’inutilizzabilità delle presunzioni tributarie in ambito penale in assenza di altri riscontri.

La Terza sezione Penale della Corte di Cassazione nella Sentenza 18 febbraio 2019, n. 7242, ribadisce il proprio precedente orientamento in tema di utilizzo delle presunzioni tributarie ai fini penali. La questione era posta dal ricorrente come eccezione basata sulla contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui erano stati

19 Febbraio 2019|Categories: News|Tags: , , , , |0 Comments

Sequestro preventivo per reati tributari incompatibile con la sentenza tributaria (anche non definitiva) favorevole al contribuente.

In tema di reati tributari, non è possibile disporre o mantenere il sequestro preventivo, in caso di annullamento della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria. Ciò anche se la sentenza non è definitiva, ma ha comunque effetto immediatamente esecutivo e dunque determina il relativo provvedimento di "sgravio" da parte dell'Amministrazione finanziaria. Questo il principio

Nessuna condanna per il liquidatore in carica alla data dell’adempimento se l’amministratore non ha accantonato le risorse necessarie al versamento iva.

La sentenza n. 45308 del 9 ottobre 2018 della Corte di Cassazione, Sez. V penale (Pres. Zaza, Rel. Tudino) affronta la questione del reato di omesso versamento IVA in capo al liquidatore di Società. Nel caso specifico, un ex amministratore di una Srl era stato condannato per il reato di omesso versamento IVA, mentre era

Reato di omessa dichiarazione e sequestro conseguente: prima viene il patrimonio della società, solo dopo quello del legale rappresentante.

Quando si procede per reati tributari commessi dal legale rappresentante di una persona giuridica, è legittimo il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente dei beni dell'imputato, ma solo sul presupposto dell'impossibilità di reperire il profitto del reato nel caso in cui dallo stesso soggetto non sia stata fornita la prova della concreta  esistenza di

Raddoppio dei termini inapplicabile all’IRAP.

L’ordinanza 17 ottobre 2018, n. 25975 della sesta sezione della Corte di Cassazione (Pres. Cirillo, Rel. Napolitano) affronta il caso di un contribuente che aveva presentato ricorso avverso una sentenza di CTR che, ribaltando completamente ribaltato l’esito del giudizio di primo grado, aveva ritenuto corretto l’operato dell’Amministrazione e legittima l’applicazione del c.d. raddoppio dei termini.

18 Ottobre 2018|Categories: News|Tags: , , , , , |0 Comments

Operazioni inesistenti: sbaglia il giudice tributario che non considera la sentenza penale di proscioglimento.

La sezione Tributaria della Corte di Cassazione, nell’Ordinanza 5 luglio 2018, n. 17619 (Pres. Virgilio, Rel. Nonno) esamina una serie di doglianze del contribuente in merito ad una sentenza di appello in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. Tra esse ci sembra degna di attenzione la questione sollevata dal ricorrente in merito ai rapporti tra processo

Sequestro preventivo legittimo se fondato sulla presunzione (legale?) fondata sui versamenti bancari.

Il passaggio normativo alla base delle indagini finanziarie con l’attuale normativa è il seguente: “I  dati  ed elementi attinenti ai rapporti  ed  alle  operazioni  acquisiti  e  rilevati rispettivamente a norma del numero 7) e dell'articolo 33,  secondo  e  terzo comma, o acquisiti ai sensi dell'articolo 18, comma 3, lettera b, del D.Lgs. 26/10/1995 n. 504,