Operazioni soggettivamente inesistenti: ancora chiarimenti sulla ripartizione dell’onere probatorio.

Siamo tornati più volte sul tema delle operazioni soggettivamente inesistenti e della prova della conoscibilità della frode da parte del cessionario. Non ripercorreremo quindi il lungo e piuttosto travagliato iter giurisprudenziale della Suprema Corte, del quale abbiamo ampiamente reso conto ai nostri lettori. Registriamo solo positivamente il fatto che nel corso dell’anno che si sta

Operazioni soggettivamente inesistenti: costi deducibili anche in caso di consapevolezza della frode da parte dell’acquirente. La nuova regola si applica ai rapporti pendenti.

  In tema di imposte sui redditi, a norma dell'art. 14, comma 4 bis, legge 24 dicembre 1993, n. 537, nella formulazione introdotta con l'art. 8, comma 1, del d.l. 2 marzo 2012, n. 16 (convertito con la legge 26 aprile 2012, n. 44), l'acquirente dei beni può dedurre i costi relativi ad operazioni soggettivamente

Operazioni soggettivamente inesistenti: un riepilogo aggiornato e dettagliato dello “stato dell’arte” in materia.

Ci sembra importante evidenziare il contenuto della ordinanza 19 aprile 2018 n. 9721 della Sezione Tributaria (Pres. Bruschetta, Rel. Nonno) perché, dopo qualche recente approccio della Sesta sezione (numero 3473 e numero 3474 del 13 febbraio 2018) che aveva fatto pensare ad una sostanziale inversione dell’onere della prova, nella citata pronuncia si torna, in maniera

Ancora sull’onere probatorio a carico dell’amministrazione in materia di operazioni soggettivamente inesistenti.

La Sentenza 13 dicembre 2017, n. 29873 della sezione tributaria della Corte di Cassazione (Pres. Cappabianca, Rel. Scalisi) riafferma in sostanza che qualora l’Amministrazione finanziaria contesti al contribuente che la fatturazione attenga ad operazioni (solo) soggettivamente inesistenti e neghi il diritto del contribuente a portare in detrazione la relativa imposta, deve provare che la prestazione