Operazioni soggettivamente inesistenti: la Sezione Tributaria conferma che l’onere della prova della conoscibilità della frode da parte del cessionario grava sull’Amministrazione.

Negli ultimi due anni si è assistito ad un progressivo consolidamento, nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, del filone che vede la possibilità del recupero IVA in capo al cessionario, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, subordinato alla prova da parte della parte pubblica non solo della frode a monte, ma anche della conoscibilità della

Operazioni oggettivamente inesistenti: all’acquirente l’onere di provare che anche i ricavi sono fittizi, con relativa esclusione dalla base imponibile.

Una lunga e dettagliata ordinanza della Sezione Tributaria (Corte di Cassazione, V Sez., Ordinanza 12 luglio 2018, n. 18390, Pres. Virgilio, Rel. Putaturo Donati Viscido Di Nocera) ci serve per enucleare un principio contenuto alla fine della motivazione e a nostro modesto avviso di una certa rilevanza. Si tratta di una censura costituente il quarto

Operazioni inesistenti: sbaglia il giudice tributario che non considera la sentenza penale di proscioglimento.

La sezione Tributaria della Corte di Cassazione, nell’Ordinanza 5 luglio 2018, n. 17619 (Pres. Virgilio, Rel. Nonno) esamina una serie di doglianze del contribuente in merito ad una sentenza di appello in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. Tra esse ci sembra degna di attenzione la questione sollevata dal ricorrente in merito ai rapporti tra processo

Operazioni soggettivamente inesistenti e onere della prova: necessaria forse un po’ di chiarezza.

Nell’ordinanza 28 maggio 2018, n. 13354 della VI Sezione della Corte di Cassazione (Pres. Cirillo, Rel. Luciotti) si torna a trattare di operazioni soggettivamente e di onere della prova della buona fede del cessionario (nel caso l’onere spetti a quest’ultimo) oppure della conoscibilità della frode (nel caso la prova debba essere a carico dell’amministrazione). Per

Operazioni inesistenti: onere della prova a carico degli Uffici.

Ancora una sentenza della Corte di Cassazione (14 gennaio 2015 n. 428) che delinea in maniera semplice la questione delle fatture per operazioni inesistenti e dei riflessi fiscali delle stesse. Elementi imprescindibili di questa prospettazione sono a) la distinzione tra operazioni inesistenti sotto il profilo oggettivo e soggettivo, risultando determinanti solo le prime ai fini

6 Febbraio 2015|Categories: News|Tags: |0 Comments