Sono spese di rappresentanza quelle di manutenzione dell’immobile aziendale con criteri di particolare pregio? La Cassazione dice di no.

Sono spese di rappresentanza quelle di manutenzione dell’immobile aziendale con criteri di particolare pregio? La Cassazione dice di no.

Difficile sintetizzare in un titolo una vicenda dal carattere peculiare nella quale una società per azioni si era vista recuperare l’IVA sulle spese per la manutenzione del verde intorno allo stabilimento, effettuata con criteri di particolare pregio (realizzazione “di laghetti artificiali, piante e alberi particolari … di una insegna di rilevanti dimensioni”) sul presupposto che non di normali manutenzioni si trattasse, quanto piuttosto di spese di rappresentanza. Spese cioè finalizzate a promuovere l’immagine aziendale.

Questo è l’oggetto del ricorso della contribuente per ottenere la riformae di una sentenza di appello, che l’aveva vista soccombente, e che ha generato la sentenza 15 giugno 2018, n. 15843 della Sezione Tributaria (Pres. Virgilio, Rel. Fuochi Tinarelli).

Il problema viene ricondotto nella decisione se l’intervento “vada oltre la semplice gestione degli spazi a verde circostanti gli edifici destinati all’attività d’impresa per assumere, data l’estensione e l’articolazione dell’area a verde per come risulta dalle spese sostenute, la diversa consistenza di un allestimento volto a migliorare l’immagine aziendale sì da assumere la natura di operazione di rappresentanza”.

Ma siccome l’intervento ha coinvolto un bene aziendale e, più specificamente, la sistemazione e/o la manutenzione della zona “verde” dell’area pertinenziale allo stabilimento, in quanto tale, per la Corte, esso non è riconducibile alle spese di rappresentanza ancorché sia stato effettuato, come accertato dalla CTR, anche in vista di un miglioramento dell’immagine aziendale e, dunque, secondo una finalità che appare caratteristica delle spese di rappresentanza.

Quindi l’accento viene posto non sullo scopo delle spese, ma sul beneficio che, dalla manutenzione, ricade su un bene aziendale. Cioè sulla correlazione tra costo e attività patrimoniali aziendali.

Da queste considerazioni si passa, in maniera evidente, ad una riflessione sull’inerenza. La motivazione infatti continua precisando che la questione si pone su un diverso versante, ossia se la spesa potesse o meno considerarsi inerente, in ispecie in senso qualitativo (ed in linea con quanto affermato da Cass. n. 450 del 11/01/2018), e se essa, in relazione agli indici accertati dalla CTR, integrasse un oggetto dell’attività “propria” dell’impresa così da configurare un nesso funzionale con l’attività d’impresa. L’inerenza infatti esprime la riferibilità del costo sostenuto all’attività d’impresa, ossia che ad esso sia riconoscibile una capacità di arrecare, anche in via solo potenziale, una utilità diretta od indiretta (Cass. n. 10914 del 27/05/2015).

Poiché l’inerenza non è mai stata posta in dubbio in tutto il giudizio, nel caso specifico, l’IVA è certamente deducibile.

 

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