Il passaggio normativo alla base delle indagini finanziarie con l’attuale normativa è il seguente: “I  dati  ed elementi attinenti ai rapporti  ed  alle  operazioni  acquisiti  e  rilevati rispettivamente a norma del numero 7) e dell’articolo 33,  secondo  e  terzo comma, o acquisiti ai sensi dell’articolo 18, comma 3, lettera b, del D.Lgs. 26/10/1995 n. 504,  sono  posti  a  base  delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli artt. 38,39, 40 e 41  se  il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione  del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine”.

Sembra allora che non ci siano dubbi che la costruzione letterale sia tale da configurare una presunzione semplice, che “pone a base” delle rettifiche (con modalità non precisate, ma evidentemente da vagliare caso per caso) le movimentazioni bancarie. Lo ha anche recentemente confermato la V Sezione (n. 25909/2017 Pres. Piccininni, Rel. Perrino).

Lo schema della presunzione legale è diverso ed è del tipo “se è vero A = è vero B”, una derivazione incontrovertibile che ha poche applicazioni nel diritto tributario (vengono in mente, tipicamente, le presunzioni sulle differenze inventariali, ad esempio).

Bene. Per la terza sezione penale della Corte di Cassazione, da ciò che si legge nella sentenza depositata l’8 giugno 2018 n. 26274 (Pres. Savani Rel. Gai) invece la presunzione di cui sopra è presunzione legale e da sola integra il fumus commissi delicti per disporre la misura cautelare reale in sede penale, se il professionista, nel caso specifico socio di uno studio legale, non dimostra in modo analitico l’estraneità dei versamenti sul suo conto corrente ai fatti imponibili.

Secondo la Corte infatti le presunzioni legali previste dalle norme tributarie, pur non potendo costituire di per sé fonte di prova della commissione dei reati previsti dal D.Igs n. 74 del 2000, hanno valore indiziario sufficiente ad integrare il fumus commissi delicti in assenza di elementi contrari e giustificare l’applicazione della misura cautelare reale (Sez. 3, n. 2006 del 02/10/2014)”

Il Tribunale cautelare aveva annullato il decreto di sequestro preventivo delle somme di denaro e dei beni del professionista in relazione al reato di dichiarazione infedele (articolo 4 del Dlgs 74/2000). Ma la Corte è stata di contrario avviso, poiché le operazioni bancarie di versamento hanno efficacia presuntiva di maggiore disponibilità reddituale nei confronti di tutti i contribuenti, i quali possono contrastarne l’efficacia adempiendo l’onere di dimostrare che “ne hanno tenuto conto ai fini della determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine”.

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