Riqualificazione della cessione indiretta di azienda ai fini del registro: legittimità.

La Cassazione con la Sentenza 18 dicembre 2015, n. 25487 torna sul noto tema della cessione indiretta di azienda, attuata tramite il conferimento e la successiva vendita della partecipazione nella conferitaria.

E’ una modalità molto utilizzata per ottenere risparmi di imposta nel contesto delle imposte dirette. Infatti ai sensi dell’articolo 176 TUIR il conferimento può avvenire in regime di neutralità fiscale senza far emergere plusvalenze. D’altro canto la successiva cessione delle partecipazioni detenute da parte della conferente nella società conferitaria può essere assoggettata al favorevole il regime della participation exemption che consente l’esenzione della plusvalenza nella misura del 95%.

Nessun rischio che tale operazione sia valutabile come elusiva. Il terzo comma dell’articolo 176 citato prevede infatti che “Non rileva ai fini dell’articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, il conferimento dell’azienda secondo i regimi di continuità dei valori fiscali riconosciuti o di imposizione sostitutiva di cui al presente articolo e la successiva cessione della partecipazione ricevuta per   usufruire   dell’esenzione   di   cui all’articolo 87, o di quella di cui agli articoli 58 e 68, comma 3”.

Altra cosa la valutazione ai fini del registro, stante il disposto dell’articolo 20 del DPR 131/86. In questo contesto l’Ufficio, interpretando l’atto, deve applicare l’imposta “secondo la intrinseca natura e gli effetti giuridici degli atti presentati alla registrazione, anche se non vi corrisponda il titolo o la forma apparente”.

Secondo la Corte quindi, mentre le norme antielusive e il filone giurisprudenziale antiabusivo poggiano su delle considerazioni sui veri motivi degli atti e sull’intenzione di ottenere un risparmio di imposta, questa norma prescinde da tali valutazioni e semplicemente dà all’atto cartolare una interpretazione che può anche oltre il nomen iuris. Non si applicano a tale istituto quindi le disposizioni antielusive e le procedure (contraddittorio in primis) previste per tale ambito, essendo sufficiente la lettura delle carte e non coinvolgendo la predetta interpretazione nessun giudizio di valore sulle reali intenzioni dei contribuenti.

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