Reato di omessa dichiarazione e accertamento induttivo

Per “fissare” l’imposta evasa ai fini della imputazione del reato per il reato di cui all’art. 5, del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (omessa dichiarazione) l’imposta evasa va calcolata tenendo conto anche degli elementi negativi di reddito legittimamente detraibili.

Cioè se con metodo induttivo vengono ricostruiti i ricavi, occorre tener conto anche dei costi ad essi correlati, in tal modo conteggiando l’imponibile e dunque l’imposta evasa.

Lo stabilisce la Sentenza 23 settembre 2014, n. 38684 della terza Sezione Penale della Corte di Cassazione che fissa il principio per cui per la determinazione dell’imposta evasa ai fini della configurabilità del reato di omessa dichiarazione di cui all’art. 5, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, deve tenersi conto anche degli elementi negativi del reddito, a condizione che siano legittimante detraibili, spettando esclusivamente al giudice penale il compito di accertare e determinare l’ammontare dell’imposta evasa, da intendersi come l’intera imposta dovuta, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dinanzi al giudice tributario, non essendo configurabile alcuna pregiudiziale in tal senso (Sez. 3, n. 36396 del 18/05/2011, Mariutti, Rv. 251280).

 

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