Operazioni oggettivamente inesistenti: all’acquirente l’onere di provare che anche i ricavi sono fittizi, con relativa esclusione dalla base imponibile.

Una lunga e dettagliata ordinanza della Sezione Tributaria (Corte di Cassazione, V Sez., Ordinanza 12 luglio 2018, n. 18390, Pres. Virgilio, Rel. Putaturo Donati Viscido Di Nocera) ci serve per enucleare un principio contenuto alla fine della motivazione e a nostro modesto avviso di una certa rilevanza.

Si tratta di una censura costituente il quarto motivo del ricorso della società, incentrata sulla violazione e falsa applicazione dell’art. 14, comma 4 bis della legge n. 537 del 1993, come novellato dall’art. 8, comma 2, del d.l. n. 16 del 2012, convertito dalla legge n. 44 del 2012, per avere il giudice di appello ritenuto erroneamente non deducibili i “costi da reato”, ancorché il PM non avesse esercitato alcuna azione penale, e senza considerare che, con riferimento all’Irap, il presupposto impositivo era estraneo al possesso del reddito. La censura viene ritenuta fondata nei limiti di cui in motivazione;

La Corte ricorda come “In tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo ad operazioni oggettivamente inesistenti, grava sul contribuente l’onere di provare la fittizietà dei componenti positivi che, ai sensi dell’art. 8, comma 2, del dl. 2 marzo 2012, n. 16, convertito, con modificazioni, nella legge 26 aprile 2012, n. 44, ove direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, non concorrono alla formazione del reddito oggetto di rettifica, entro i limiti dell’ammontare non ammesso in deduzione delle predette spese o altri componenti negativi”. (Cass. n.21189 del 2014; Cass. n. 7896 del 2016);

Ovvero, una volta contestata la inesistenza oggettiva dell’operazione, dal lato dell’acquisto, il contribuente ha facoltà di dimostrare che anche i ricavi sono inesistenti. E il Giudice ha il compito di verificare se il contribuente ha o meno assolto “all’onere di provare che i componenti positivi, in quanto correlati a componenti negativi ritenuti fittizi, fossero anch’essi fittizi, affinché detti componenti positivi andassero esclusi dalla base imponibile, fatta salva l’applicazione di una sanzione amministrativa”.

 Se risulta, come nel caso specifico, omessa tale verifica la sentenza è dunque da cassare con rinvio.

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