Non è sempre imponibile IVA l’obbligazione di “non fare”.

Non è sempre imponibile IVA l’obbligazione di “non fare”.

Interessante sentenza quella della Corte di Cassazione, sezione Tributaria, del 5 settembre 2014 n.  18764.

La vicenda è quella  riguardante la percezione di 450 milioni di lire in conformità ad una scrittura privata di transazione, formalizzata l’11 gennaio 2000, con la quale due parti contraenti avevano definito il vasto contenzioso inter partes su clausole, adempimenti e danni relativi a un rapporto commerciale.

Secondo l’amministrazione  tale erogazione non era di natura risarcitoria. Anzi, essendo stata convenuta la conseguente rinuncia alle azioni giudiziarie intraprese, quella pattuita era una prestazione di non fare da qualificarsi come prestazione di servizi fiscalmente rilevante ai fini dell’art. 3 del decreto IVA.

Secondo la Suprema Corte tale nozione di prestazione di servizi non è conforme al modello eurounitario dell’imposta sul valore aggiunto, come delineato dalla sesta direttiva artt. 6, n. 1, e 11, sub A, n. 1, lett. a), della direttiva n. 77/388/CEE, nell’interpretazione che di essa è data dalla Corte di giustizia nelle note sentenze Mohr e Landboden (del 29 febbraio 1996 e 18 dicembre 1997). Con queste decisioni la Corte di Lussemburgo nega che sia configurabile, di per sè stessa, come prestazione di servizi l’obbligazione di non fare convenuta da un imprenditore. La pattuizione di un impegno negativo è ritenuta non imponibile perchè l’applicazione dell’imposta in queste ipotesi normalmente si discosta dal paradigma di quella che è concepita come un’imposta generale sul consumo e dal meccanismo del suo funzionamento concreto.

Non è sufficiente, secondo i giudici europei, l’assunzione di un’obbligazione dietro corrispettivo, ma è necessario che l’obbligazione comporti un consumo. Infatti, l’art. 2 della prima direttiva (67/227/CEE) in materia di armonizzazione delle imposte sulla cifra d’affari, recita: “Il principio del sistema comune di imposta sul valore aggiunto consiste nell’applicare ai beni ed ai servizi un’imposta generale sul consumo esattamente proporzionale al prezzo dei beni e dei servizi…”. A tale prescrizione va adeguata, con interpretazione di taglio eurounitario, la generica dizione dell’art. 3 del decreto IVA: “Costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti … da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”.

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11 Settembre 2014|Categories: News|0 Comments