Non costituisce un elemento sufficiente per l’accertamento una percentuale di ricarico effettiva diversa da quella prevista dallo studio di settore.

Ancora una pronuncia della Sezione Tributaria in materia di percentuali di ricarico, del tutto coerente con l’orientamento consolidato che non considera una sola anomalia in questo contesto come elemento sufficiente per accertare un maggior imponibile.

Stavolta nell’Ordinanza 13 luglio 2018 n. 18627 della Quinta sezione (Pres. Cappabianca, Rel. Greco) la questione era relativa alla difformità della percentuale di ricarico applicata in concreto dal contribuente rispetto a quella ritenuta corretta dagli studi di settore relativi alla specifica attività.

Il ricorrente pone quindi su questo punto (analizzato nella sentenza di appello e risolto a favore dell’Agenzia delle Entrate) una specifica eccezione. Ed il motivo viene ritenuto fondato, per avere la sentenza impugnata “desunto l’inattendibilità delle risultanze di una contabilità regolarmente tenuta sulla sola base di una verifica effettuata per campione di merci e su indici di redditività media del settore, non meglio specificati, senza alcun riferimento alla situazione concreta della società contribuente, che pure aveva rappresentato “la inutilizzabilità di astratti criteri determinativi”.

La Corte ricorda come secondo il proprio consolidato orientamento “in presenza di scritture contabili formalmente corrette, non è sufficiente, ai fini dell’accertamento di un maggior reddito d’impresa, il solo rilievo dell’applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella mediamente riscontrata nel settore di appartenenza – posto che le medie di settore non costituiscono un “fatto noto”, storicamente provato, dal quale argomentare, con giudizio critico, quello ignoto da provare, ma soltanto il risultato di una estrapolazione statistica di una pluralità di dati disomogenei, risultando quindi inidonee, di per sé stesse, ad integrare gli estremi di una prova per presunzioni -, ma occorre, invece, che risulti qualche elemento ulteriore – tra cui anche l’abnormità e l’irragionevolezza della difformità tra la percentuale di ricarico applicata dal contribuente e la media di settore – incidente sull’attendibilità complessiva della dichiarazione, ovverosia la concreta ricorrenza di circostanze gravi, precise e concordanti” (ex muitis, Cass. n. 26388 del 2005, n. 27488 del 2013).

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