Metodo di valutazione del ramo di azienda: è decisione del giudice di merito non sindacabile, se adeguatamente motivata, in Cassazione.

Metodo di valutazione del ramo di azienda: è decisione del giudice di merito non sindacabile, se adeguatamente motivata, in Cassazione.

La Sentenza 6 maggio 2015, n. 9075 della Corte di Cassazione decide sul ricorso avverso la sentenza di appello presentato da un istituto di credito, fatto oggetto di accertamento per imposta di registro nella cessione di un ramo di azienda.

La banca aveva anche prodotto in giudizio una perizia di parte, la quale aveva adottato il metodo patrimoniale semplice. L’Agenzia delle Entrate invece ha valutato il ramo di azienda non utilizzando semplicemente il costo di ricostruzione degli elementi che costituiscono il patrimonio, ma valorizzando l’elemento costituito dal valore della raccolta costituente di fatto l’avviamento del ramo d’azienda. Il quale, secondo la ricorrente non vi sarebbe stato in quanto il predetto ramo d’azienda sarebbe stato non suscettibile di operare da solo.

Secondo la Corte la stima del valore di un complesso aziendale che svolga attività di banca depositaria si fonda su paradigmi classici rispetto ai quali il criterio patrimoniale complesso, impiegato dall’amministrazione e condiviso dalla commissione tributaria, è in linea di principio idoneo ad apprezzare il congruo valore economico di scambio; così, sempre in linea di principio, lo è il metodo patrimoniale semplice.

La scelta tra i due metodi integra una questione di fatto, istituzionalmente riservata al giudice del merito. Invero la Cassazione ha ripetutamente affermato che, in presenza di metodi tecnici diversi per determinare il valore di un’azienda (ivi compreso il valore di avviamento), il detto valore costituisce oggetto di un giudizio di fatto rimesso al prudente apprezzamento del giudice di merito e immune da sindacato di legittimità se adeguatamente motivato (v. Sez. 5A, n. 2204-06, n. 2702- 2, n. 11354-01).

Allo specifico fine la commissione tributaria ha valutato la documentazione prodotta in giudizio  e in particolare il bilancio, da cui ha tratto il convincimento esattamente opposto a quanto la ricorrente afferma: e cioè che il ramo d’azienda aveva “una autonoma capacità reddituale” incidente sull’andamento economico della banca e che, quindi, la “capacità reddituale insita nel ramo d’azienda ceduto esisteva e doveva essere presa in considerazione a prescindere dalla provenienza/genesi della stessa”. Secondo la Corte la motivazione è congrua e logicamente formulata.

La ricorrente inoltre eccepisce che non sarebbero state dalla commissione considerate le perizie giurate da essa società prodotte in giudizio in vista della tesi contraria. Ma la perizia giurata ha in generale nel processo semplice valore di indizio al pari di ogni documento proveniente da un terzo (v. tra le tante Sez. 3A n. 9551-09), e tale valore mantiene anche nel processo tributario. Donde il relativo apprezzamento è affidato alla valutazione discrezionale del giudice di merito. Per costante affermazione della Corte, non si richiede al giudice del merito di dar conto dell’esito e dell’avvenuto esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli, ma di fornire una motivazione logica e adeguata dell’adottata decisione, con indicazione delle prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla.

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