Le garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali e le (non) conseguenze della loro violazione.

Le garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali e le (non) conseguenze della loro violazione.

Lo Statuto del contribuente nasce, evidentemente, per stabilire delle regole perfettamente derogabili dall’amministrazione finanziaria secondo le proprie imponderabili esigenze.

Il fatto che il testo normativo recato dalla Legge 212 del  2000 sia rubricato “Statuto dei diritti del contribuente” e che sia portatore di principi immanenti del diritto tributario, di diretta derivazione costituzionale, evidentemente  non conta.

In un ricorso per Cassazione un contribuente eccepisce infatti la violazione in corso di verifiche sia dell’art. 12, comma 3, i. n. 212 del 2000 che dell’art. 12, comma 5 del citato testo normativo.

La Sezione Tributaria della Corte di Cassazione però, nell’ordinanza n. 7613 del 28 marzo 2018 (Pres. Bruschetta, Rel. Tedesco) ci dice che quelle norme di garanzia, non prevedendo sanzioni in caso di mancata applicazione, non contano niente. Sono praticamente come non scritte.

Andiamo per ordine.

Parliamo dell’articolo 12, quello rubricato “Diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali”. Le due espressioni diritti e garanzie furono qualche anno fa valorizzate con riferimento al comma 7 e alle garanzie, appunto, concernenti il contraddittorio preventivo.

In questo contesto il comma 3 prevede: Su richiesta del contribuente, l’esame dei documenti amministrativi e contabili può essere effettuato nell’ufficio dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta”.

Cosa succede se la richiesta del contribuente viene disattesa? Niente.

Letteralmente: “…. la norma non prevede sanzioni per il caso che i verificatori abbiano proseguito la verifica presso i propri uffici in assenza di istanza in tal senso manifestata dal contribuente; – né vi è spazio per ipotizzare in materia una nullità virtuale, posto che, come chiarito da questa suprema corte, il comma terzo dell’art. 12 della L. n. 212 del 2000 in esame non interferisce né con il diritto al contraddittorio, né con il diritto di difesa (cfr. Cass. n. 28390/2013); ritenere diversamente vorrebbe dire riconoscere al contribuente il diritto a pretendere che la verifica debba continuare ad essere svolta presso la sede della società, che è conclusione che la norma non autorizza; ed invero dall’analisi del comma 3 dell’art. 12, in sistematica relazione con il comma 1, si desume solamente l’esigenza che il controllo sia effettuato secondo “modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile”, esigenza attuata, fra l’altro, attribuendo al contribuente l’opportunità di scelta del luogo del prosieguo dell’indagine fiscale”

Quanto all’art. 12, comma 5 la lettera della norma impone: “La permanenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria, dovuta a verifiche presso la sede del contribuente, non può superare i trenta giorni lavorativi, prorogabili per ulteriori trenta giorni nei casi di particolare complessità dell’indagine individuati e motivati dal dirigente dell’ufficio. Gli operatori possono ritornare nella sede del contribuente, decorso tale periodo, per esaminare le osservazioni e le richieste eventualmente presentate dal contribuente dopo la conclusione delle operazioni di verifica ovvero, previo assenso motivato del dirigente dell’ufficio, per specifiche ragioni”.

Che riflessi porta il superamento del limite temporale in un contesto di diritti e garanzie violati da una norma che contiene, in riferimento alla durata temporale, l’espressione tassativa “non può superare…”? Ovviamente nessuna.

Il passaggio della sentenza è in questo caso il seguente: “la giurisprudenza di questa sezione della suprema corte è saldamente orientata nel senso che «in tema di verifiche tributarie, la violazione del termine di permanenza degli operatori dell’amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente, previsto dall’art. 12, comma 5, della i. n. 212 del 2000, non determina la sopravvenuta carenza del potere di accertamento ispettivo, né l’invalidità degli atti compiuti o l’inutilizzabilità delle prove raccolte, atteso che nessuna di tali sanzioni è stata prevista dal legislatore, la cui scelta risulta razionalmente giustificata dal mancato coinvolgimento di diritti del contribuente costituzionalmente tutelati (cass. n. 2055/2017; conf. n. 8584/2015; n. 16323/2014)”.

Ci limitiamo a chiederci allora il perché di norme di garanzia contenute in un testo così importante, se non contano niente. Ma evidentemente i limiti di comprensione sono da attribuire al modesto lettore delle elaborazioni giurisprudenziali del Giudice di Legittimità.

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