La mancata tenuta della contabilità non è un reato perseguibile ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 74/2000.

L’irreperibilità della documentazione contabile non necessariamente configura il suo occultamento o la sua distruzione, che sarebbero, in ambito penale tributario da punire sulla base del disposto dell’articolo 10 del D.Lgs. 74/2000.

Tale articolo infatti recita: “Salvo che il fatto  costituisca  più  grave  reato,  è  punito  con  la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a  terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria  la  conservazione,  in  modo  da  non  consentire  la ricostruzione dei redditi o del volume di affari”.

Secondo la Corte di Cassazione, come si legge nella Sentenza 6 luglio 2015, n. 28581, se non sono provati né l’occultamento né la distruzione non vi sono i presupposti per il reato di cui all’articolo 10 citato. Il comportamento diviene allora sanzionabile, ma solo in via amministrativa, sulla base dell’articolo 9 del D.Lgs. 471/97.

Tale articolo, al primo comma, prevede infatti che chi non tiene o non  conserva  secondo  le  prescrizioni  le  scritture contabili, i documenti e i registri  previsti  dalle  leggi  in  materia  di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto ovvero i libri, i documenti e i registri, la tenuta e la conservazione dei  quali  è  imposta  da  altre disposizioni della legge tributaria, è punito con la sanzione amministrativa (in vecchie lire) da lire due milioni a lire quindici milioni.

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7 Luglio 2015|Categories: News|Tags: |0 Comments