Innalzamento della soglia di punibilità per l’omesso versamento IVA: si applica il favor rei. La sentenza va pronunciata con la formula assolutoria “il fatto non sussiste”.

L’art. 8 del decreto legislativo 24/09/2015 n. 158, entrato in vigore in data 22 ottobre 2015, ha modificato l’art. 10 ter del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, elevando la soglia di punibilità ivi prevista, nel senso di attribuire rilevanza penale unicamente alle condotte di omesso versamento dell’imposta per un ammontare superiore ad euro 250.000 euro per ciascun periodo di imposta.

La Corte di Cassazione esplicita ora nella Sentenza 19 febbraio 2016, n. 6710 l’ovvia conclusione che tale modifica, in quanto più favorevole rispetto alla precedente, si applica ex art. 2, comma 4, c.p., anche ai fatti posti in essere precedentemente.

Viene pertanto considerata non più penalmente rilevante una fattispecie nella quale l’ammontare dell’IVA non versata è di euro 138.906,00, con annullamento della sentenza del Tribunale basata sulla normativa pregressa.

I Giudici si interrogano poi sulla formula assolutoria da adottare. In particolare la scelta è tra “il fatto non sussiste” ovvero “il fatto non è preveduto dalla legge come reato”.

Si afferma a tal proposito che, per le ragioni esaurientemente esposte nella sentenza n. 3098 del 5/11/2015, la formula assolutoria da utilizzare in ipotesi di mancata integrazione della soglia di punibilità nel delitto previsto dall’art. 10 ter d.lgs. n. 74 del 2000 – anche nel caso in cui tale elevazione sia da attribuire allo ius superveniens – è di semplice soluzione, avendo le Sezioni Unite penali affermato che nel caso in cui manchi un elemento costitutivo, di natura oggettiva, del reato contestato, l’assoluzione dell’imputato va deliberata con la formula «il fatto non sussiste», non con quella «il fatto non è previsto dalla legge come reato», che riguarda la diversa ipotesi in cui manchi una qualsiasi norma penale cui ricondurre il fatto imputato (Sez. U, n. 37954 del 25/05/2011)

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