Frodi carosello: la prova della partecipazione alla (o della conoscibilità della) frode da parte del cessionario è a carico dell’amministrazione.

Frodi carosello: la prova della partecipazione alla (o della conoscibilità della) frode da parte del cessionario è a carico dell’amministrazione.

La sentenza 24 aprile 2018 n. 10036 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione (Pres. Cappabianca, Rel. Condello) torna sul tema della prova delle frodi tributarie dal lato dell’acquirente.

In questo caso si parla di una vera e propria frode carosello, contestata all’acquirente esercente l’attività di riparazioni meccaniche e di commercio di autoveicoli, al quale si imputa di aver concluso operazioni di acquisto di autoveicoli utilizzando soggetti fittizi come interposti che non avevano riversato all’Erario l’IVA.

Dopo un ricorso con esito negativo in primo grado la Commissione Regionale del Piemonte decideva invece a favore del contribuente, ritenendo non provata l’interposizione fittizia e la partecipazione del contribuente alla frode.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando tra le altre eccezioni che la sentenza, sullo specifico punto, non avrebbe correttamente applicato i criteri di riparto dell’onere della prova.

La Sezione Tributaria è invece di avviso contrario. Secondo i Giudici di legittimità infatti la Commissione Tributaria Regionale ha fatto corretta applicazione dei criteri di riparto dell’onere della prova, “avendo precisato che nella fattispecie riconducibile alle cd. “frodi carosello” incombe sulla Amministrazione finanziaria l’onere di fornire sia la prova della interposizione fittizia nella operazione commerciale effettivamente posta in essere dal cessionario, prova che può essere data anche attraverso indizi che rivelino la natura di società “cartiera” dell’apparente soggetto cedente che ha emesso la falsa fattura, sia la prova della connivenza nella frode da parte del cessionario, sulla base di presunzioni semplici, purché dotate dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, consistenti nella esposizione di elementi obiettivi tali da porre sull’avviso qualsiasi imprenditore onesto e mediamente esperto sulla inesistenza sostanziale del contraente (Cass. n. 10414 del 12/5/2011, Cass. n. 23560 del 20/12/12)”.

Il giudice di appello per la Corte si è uniformato ai principi espressi dalla stessa Cassazione, essendo stato costantemente ribadito che, solo qualora sia fornita dall’Ufficio la prova degli elementi di fatto della frode da parte del cessionario, spetterà al contribuente (cessionario/committente) che ha portato in detrazione l’iva fornire la prova contraria che l’apparente cedente non è un mero soggetto fittiziamente interposto e che l’operazione è stata realmente conclusa con quest’ultimo (Cass. n. 25778 del 5/12/2014; n. 17818 del 9/9/16).

Nel caso in esame il giudice di appello, all’esito dell’esame degli elementi indiziari messi a sua disposizione, era giunto alla valutazione conclusiva che l’Amministrazione non aveva assolto l’onere probatorio incombente su di essa, poiché il complesso indiziario addotto dall’Ufficio non consentiva di ritenere dimostrata la interposizione fittizia, né la compartecipazione diretta del contribuente nella frode, né ancora la conoscenza o conoscibilità da parte del contribuente, con l’uso della ordinaria diligenza, della inesistenza del proprio contraente e della irregolarità fiscale della operazione posta in essere.

In difetto di prova da parte dell’Amministrazione tributaria, non sussisteva in capo al contribuente l’onere di dimostrare la propria buona fede nella conclusione delle operazioni contestate.

Questa pronuncia porta ancora una volta la Sezione Tributaria lontana da alcune recenti pronunce un po’ troppo sintetiche della sezione filtro (cfr.  ordinanze numero 3473 e numero 3474 depositate il 13 febbraio 2018)  sulle quali ci siamo già soffermati, focalizzate sul concetto per cui, provata la frode a monte, senza alcun riferimento specifico al cessionario e alla diligenza da esso prestata, si inverte l’onere della prova.

La Sezione Tributaria invece ribadisce un principio elementare alla base di tutti gli atti impositivi. L’onere della prova a carico dell’attore (seppur in senso sostanziale). Cioé della parte pubblica.

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