Documento irritualmente prodotto in primo grado? E’ ok in appello.

Secondo l’articolo 32 del D.Lgs. 546/92 le parti possono depositare documenti fino  a  venti  giorni  liberi prima della data di trattazione osservato l’art. 24, comma 1, ovvero la norma che prevede che i documenti devono essere elencati negli  atti  di  parte  cui  sono allegati ovvero, se prodotti separatamente, in apposita  nota  sottoscritta da depositare in originale ed in numero di copie in carta semplice  pari  a quello delle altre parti.

Cosa succede se i documenti sono prodotti irritualmente? E che conseguenze ci sono nel giudizio di appello?

Ce lo spiega chiaramente la Sentenza 19 giugno 2015, n. 12783 della Corte di Cassazione.

Riguardo le conseguenze del mancato rispetto del termine in seno al giudizio di primo grado la Corte è tassativa. Il termine previsto dall’art. 32 del D.Lgs. 31.12.1992, n. 546 per il deposito di memorie e documenti deve ritenersi perentorio, pur non essendo dichiarato tale dalla legge, in quanto diretto a tutelare il diritto di difesa della controparte ed a realizzare il necessario contraddittorio tra le parti e tra queste ed il giudice (cfr Cass. 30 maggio 2011, n. 11929, Cass. 30 gennaio 2004, n. 1771).

Ne consegue che la mancata osservanza del detto termine determina la preclusione di ogni ulteriore attività processuale, senza che assuma alcun rilievo, in contrario, la circostanza che la controparte si sia costituita in giudizio senza nulla eccepire al riguardo.

La possibilità di sanatoria a seguito di acquiescenza è ammessa, difatti, soltanto con riferimento alla forma degli atti processuali, e non anche relativamente all’inosservanza dei termini perentori, come previsto dall’art. 153 del codice di rito. (Cass. 30 maggio 2011, n. 11929, Cass. 30 gennaio 2004, n. 1771).

E cosa accade nel processo di appello se i documenti sono stati irritualmente depositati in primo grado? Niente. L’articolo 58, secondo comma, del D.Lgs. 546/92 prevede infatti che e fatta salva la facoltà delle parti di produrre nuovi documenti in appello. Per cui il documento prodotto irritualmente in primo grado diviene documento ritualmente prodotto in appello. Sul punto: “nel giudizio di appello davanti alle commissioni tributarie regionali le parti hanno facoltà, ai sensi dell’art. 58, 2° comma, d.leg. 31 dicembre 1992 n. 546, di depositare nuovi documenti, a nulla rilevando la eventuale irritualità della loro produzione in primo grado. (Cass. 13 maggio 2003, n. 7329).Conseguentemente i documenti irritualmente prodotti in primo grado devono, comunque, ritenersi ritualmente prodotti nel giudizio di secondo grado”.

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22 Giugno 2015|Categories: News|Tags: |0 Comments