Dirigenti illegittimi: arrivano le sentenze di merito favorevoli al contribuente.

Dirigenti illegittimi: arrivano le sentenze di merito favorevoli al contribuente.

La C.T. Regionale di Milano, con sentenza 19 maggio 2015 n. 2184/13/15 accoglie l’appello di una contribuente pronunciando in via pregiudiziale sulla nullità dell’atto impugnato per carenza dei poteri di firma del direttore.

A questa sentenza riferiremo pertanto il nostro breve commento. Da segnalare tuttavia che oggi pomeriggio l’Avv. Maurizio Villani ci ha fatto pervenire due sentenze della CTP di Lecce, sez. II, nn. 1789 e 1790, che interpretano la questione in senso conforme alla CTR di Milano e favorevole alle tesi del contribuente. Proprio l’Avv. Villani è autore di un contributo molto dettagliato su questi temi inserito nell’ultimo numero del nostro approfondimento: ad esso rinviamo quindi per un esame più minuzioso della vicenda e delle prospettive processuali.

Tornando alla Sentenza della 13.a Sezione della CTR lombarda, essa fa riferimento alla recente sentenza della Corte Costituzionale n 37 del 25/02/2015 depositata il 17/03/15 e pubblicata in G.U. n. 12 del 25/03/15 che ha dichiarato illegittimi i ripetuti conferimenti di incarichi dirigenziali ai funzionari senza indire i regolari concorsi come previsto dalla Costituzione in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 e dalle varie leggi ordinarie.

Di conseguenza, secondo la CTR, sono decaduti dagli incarichi dirigenziali tutti coloro che erano stati nominati in base alle predette leggi dichiarate incostituzionali e tutti gli atti relativi da essi firmati.
Infatti il DLgs. n. 300 del 30/7/1999 agli artt. 66-67-68 stabiliscono che il direttore rappresenta l’Agenzia delle Entrate e la dirige emanando tutti i provvedimenti che non siano attribuiti ad altri organi, mentre il successivo DLgs. n. 165 del 30/03/2001 art. 4, comma 3, stabilisce che le attribuzioni dei dirigenti possono essere derogate soltanto espressamente e ad opera di specifiche disposizioni legislative.

La G.U. n. 36 del 13/2/2001 ha pubblicato il Regolamento di Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate che stabilisce il principio che l’Agenzia si conforma ai principi della legge n. 241 del 07/08/1990, che gli avvisi di accertamento sono emessi dalla direzione provinciale e sono sottoscritti dal rispettivo direttore o, per delega di questi dal direttore dell’ufficio preposto all’attività accertatrice ovvero da altri dirigenti o funzionari a seconda della rilevanza e complessità degli atti. La legge n. 241/1990, richiamata dal regolamento citato, stabilisce i casi di invalidità dei provvedimenti amministrativi all’art. 21-septies quale nullità assoluta del provvedimento “che è viziato da difetto assoluto di attribuzione” che può essere eccepita in ogni stato e grado del giudizio, anche d’ufficio, come statuito dalla sentenza n. 12104 del 2003 della Corte di Cassazione.

Quindi, gli avvisi di accertamento firmati da un dirigente dichiarato illegittimamente nominato sono nulli perché gli artt. 42,commi 1 e 3 del DPR n. 600/73 e l’art. 56, comma 1, del DPR n. 633/72 stabiliscono che gli atti devono essere firmati da un dirigente sotto pena di nullità.
Il successivo articolo 21-octies, comma 1, della medesima legge n. 241/90, dichiara annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza.

Dunque, gli avvisi di accertamento firmati da dirigenti dichiarati illegittimamente nominati sono nulli anche perché adottati in violazione degli artt. 42 e 56 citati e perché viziati da incompetenza.
Per effetto delle norme della legge n. 241/90, applicabili anche al processo tributario per espressa previsione normativa presente nel regolamento delle Agenzie delle Entrate precedentemente richiamata, la nullità può essere rilevata in qualunque stato e grado del processo anche d’uffìcio, per cui non può essere accolta l’eccezione dell’ufficio di Como sulla inammissibilità della domanda nuova in violazione dell’art. 345 c.p.c.
Analogamente non è applicabile l’art. 21-octies, comma 2 della medesima legge sulla non annullabilità dei provvedimenti adottati in violazione di norme sul procedimento o sulla forma qualora,per la natura vincolata del provvedimento,sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, perché gli avvisi di accertamento e le cartelle esattoriali non hanno natura vincolante ma discrezionale.

Quanto alla validità dell’atto impugnato attraverso l’istituto del funzionario di fatto, come eccepito dall’ufficio nelle sue controdeduzioni, la CTR chiarisce che l’orientamento giurisprudenziale vede nella tutela della buona fede del privato destinatario il fondamento di tale efficacia e cioè quando gli atti adottati dal funzionario di fatto siano favorevoli ai terzi destinatari e non certo nel caso “de quo” in cui la notifica di un avviso di accertamento e relativa cartella esattoriale firmati da un dirigente illegittimo sono atti sfavorevoli nei confronti del contribuente che ha tutto l’interesse a contestarlo per farlo dichiarare illegittimo.

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