Dentista abusivo ed esenzione IVA art. 10: l’onere della prova per l’eventuale recupero spetta all’Agenzia.

L’Agenzia delle entrate, sul presupposto che in una società operante nel settore dentistico nessuno dei soci sia stato in possesso dell’abilitazione all’esercizio dell’odontoiatria e che nella struttura venissero prestate attività odontoiatriche  ed odontoprotesiche  ritiene non esentabili da IVA tutte le prestazioni rese all’interno di quest’ultima, sul presupposto che non risultavano effettuate da soggetti abilitati all’esercizio della professione sanitaria.  La questione arriva in Cassazione per il ricorso che l’Agenzia propone dolendosi dell’applicazione fatta dalla CTR della regola in tema di onere della prova, così violando il principio secondo il quale “in materia tributaria è il contribuente a dover provare i presupposti di fatto e di diritto legittimanti l’adozione di qualsiasi regime derogatorio all’imposizione ordinaria”.

La Corte di Cassazione si occupa del caso con l’Ordinanza 24 giugno 2015, n. 13138 e respinge il ricorso dell’Agenzia.

Esso, per la Corte, appare più volte carente in termini di assolvimento dell’onere di autosufficienza del ricorso per cassazione per ciò che concerne la natura delle prestazioni fatturate di cui pretende l’esclusione dal regime di esonero (non solo in assoluto, ma anche in rispetto al complesso delle attività esercitate dalla società).

I Giudici osservano che proprio dall’attenta considerazione del complesso delle attività si sarebbe potuto apprezzare – alla luce del numero dei clienti, dell’impegno personale profuso dai soci, del combinato rapporto tra prestazioni sanitarie e ausiliarie implicate da ciascun genere di programma terapeutico – se vi fossero elementi presuntivi per supporre ciò che l’Ufficio ha supposto, e cioè che l’organizzazione aziendale mascherasse una forma di esercizio abusivo della professione sanitaria. Ma la totale carenza di indagini a proposito degli elementi di fatto donde desumere la verisimiglianza di una siffatta ipotesi accertativa, ha indotto il giudice del merito, correttamente, a fare una applicazione rigorosa del criterio dell’onus probandi che addossa a chi ha interesse a prospettare l’esistenza di sistema abusivo volto a frodare la legge di quantomeno allegare gli elementi presuntivi (se non gravi, precisi e concordanti, almeno semplici) donde detto sistema possa apprezzarsi, onde consentire a chi ne è imputato di difendersi da specifiche contestazioni.

Il riferimento successivo a precedenti della Corte che hanno indagato l’abuso del diritto sul versante contrattual-tributario può convincere o meno, ma la parte della motivazione che abbiamo appena menzionato, fondata sull’onere probatorio, non ammette dubbi di sorta.

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25 Giugno 2015|Categories: News|Tags: |0 Comments