Corte UE: non è legittimo imporre una lingua per la scrittura delle fatture a pena di nullità.

La Corte di Giustizia UE (causa C-15/15) si è recentemente occupata (con risalto da parte dei media in questi giorni) della normativa vigente per la comunità fiamminga del regno del Belgio in relazione all’obbligo di redigere le fatture relative a operazioni negoziali transfrontaliere solamente nella lingua ufficiale di tale ente, a pena di nullità di tali fatture.

Secondo la Corte, analizzando la direttiva IVA del 2006 non si ravvisa la legittimità di tale obbligo.

Infatti né l’articolo 226 della direttiva 2006/112, che verte sul contenuto delle fatture, né l’articolo 248 bis di tale direttiva, che permette agli Stati membri di destinazione di imporre, in determinati casi, la traduzione, in una delle loro lingue ufficiali, di una fattura relativa a una concessione di natura transfrontaliera, disciplinano, come rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi da 45 a 48 delle sue conclusioni, la possibilità per gli Stati membri di obbligare le imprese con sede sul loro territorio a redigere tutte le fatture nella loro lingua ufficiale o in quella di tale territorio.

La Corte di Giustizia richiama poi l’articolo 35 del Trattato su Funzionamento dell’Unione Europea. Norma che prevede letteralmente: “Sono vietate fra gli Stati membri le restrizioni quantitative all’esportazione e qualsiasi misura di effetto equivalente”.

In questo specifico contesto, secondo i Giudici di Lussemburgo, l’articolo 35 TFUE deve essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa di un ente federato di uno Stato membro, come la Comunità fiamminga del Regno del Belgio, che impone a tutte le imprese che hanno la propria sede di gestione nel territorio di tale ente di redigere tutte le indicazioni presenti sulle fatture relative ad operazioni negoziali transfrontaliere solamente nella lingua ufficiale di tale ente, (tra l’altro a pena di nullità di tali fatture, che deve essere rilevata d’ufficio dal giudice).

Quindi nessun obbligo in tal senso può essere giustificato nei paesi UE.

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