COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE DI ROMA, 515/38/15

ha emesso la seguente

SENTENZA

sulI’appelIo n. 3919/13 depositato il 17/06/2013

avverso la sentenza n. 420/47/12 emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di ROM contro: AG.ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE ROMA 1

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con appello del 21.05.2013, la società “Il Cinghialetto s.r.l.”, corrente in Roma, impugrtava la sentenza n. 420/47/12 del 23.11.2012, depositata ìl 27.11.2012, con cui la Commissione tributaria provinciale di Roma, sez. 47, respingeva il rico-rso proposto awerso avviso di rettifica e liquidazione emesso dall’Agenzia delle Entrate di Roma per la rideterminazione dell’imposta di registro in seguito a controlli del valore dichiarato di € 220.000,00 (di cui G 180,000,00 per avviamento ed € 40.000,00 per stigliature e merci) in riferimento alla cessione di un’attività di ristorazione avvenuta con atto notarile del 26.10.2007. Nel contestare il maggior valore accertato di € 330.579,00 e la conseguente maggiore imposta complementare di registro (determinata in € 9.917,37, a fronte di quella di € 6.600,00 versata), la società appellante contestava la valutazione dei beni strumentali operata dalI’Ufficio, poiché riferita a quanto dichiarato dalla società cedente nell’anno 2006 ma in difformità rispetto alle risultanze del contratto di cessione d’azienda stipulato ne)ì’ottobre 2007, ovverosia erroneamente considerando il valore iniziale dei beni senza tener conto dell’ammortamento risultante dai bilanci societari nel triennio precedente alla cessione stessa, talché il valore accertato di € 150.579,00 per i beni strumentali — come certificato dai bilanci della società cedente – non tenebbe conto del reale ammortamento, ignorandosi così la reale perdita, senza riscontro documentale da parte dell’Ufficio. Nel contestare la decisione impugnata, l’appellante concludeva per la declaratoria di nullità e/o annullamento dell’atto impugnato, con vittoria di spese e compensi in favore del procuratore antistatario.

Con controdeduzioni del 8.12.2013, si costituiva l’Agenzia delle Entrate Direzione provinciale dì Roma, eccependo in via pregiudiziale l’inammissibilità deIl’appeIlo ex artt. 22 e 53 del D.lgs. n. 546/92, nonché ex art. 327 c.p.c..; nel merito, I’Ufficio sosteneva la legittimità del proprio operato e l’infondatezza delle ragioni di parte appellante poiché non idonee a confutare, anche sotto il profilo probatorio, il recupero a tassazione. Concludeva per il rigetto deIl’appelIo con vittoria delle spese di lite.

Con memorie illustrative del 12.12.2014, l’Ufficio, rìportandosi alle argomentazioni già svolte, precisava che il dato assunto in sede d’accertamento con riferimento al valore dei beni strumentali, corrisponderebbe al valore per essi indicato dalla cedente società ’Arcobaleno 80 s.r.l. in liquidazione” nella dichiarazione per 9»” studi di settore relativa all’anno d’imposta 2006.

All’udienza del 28 gennaio 2015, la causa passava in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

E‘ da escludersi – e quindi va respinta – la censura di parte appellante relativa alla contraddittorietà e carenza di motivazione della sentenza impugnata, atteso che, invece, risulta perfettamente comprensibile l’iter logico giuridico adottato dal primo giudice nel pervenire a una decisione che, seppur non condivisa da questa Commissione, è esente dai vizi.

Considerata inoltre — a fronte della generica eccezione dell’Ufficio – la ritualità deIl‘appello, nel merito si rileva quanto segue.

Gli elementi posti a base dell’accertamento dell‘imposta di registro in caso di cessione d’azienda, concernono il valore, e non il corrispettivo, percepito, talché essi possono rappresentare solo una presunzione semplice che — in partìcolare, a (ronte di ragionevoli contestazioni di parte contribuente – deve essere integrata dalI’Amministrazione finanziaria con elementi aggiuntivi a riprova del fondamento della pretesa tributaria, avendo riguardo al valore venale in comune commercio dei beni. Nel caso in esame, si evince dall’accertamento un metodo di stima astratto basato unicamente e sinteticamente sulle emergenze documentali riguardanti i tre anni precedenti l’attività svolta per l’esercizio ristorazione ceduto, ma senza alcun riferimento al reale valore in commercio dei beni in contestazione (stigliature e merci). Invero, l’Agenzia delle Entrate, pur non contestando iT valore di avviamento dichiarato, a fronte delle argomentazioni e della documentazione anche fotografica fornita da ‘ avrebbe avuto possibilità altresì in sede contenziosa di fornire ulteriori elementi di stima commerciale onde sostenere la fondatezza della pretesa fiscale; a ciò non è valso il riferimento, nelle memorie illustrative delI’Ufficio, al valore delle stigliature dichiarato dalla società cedente (“Arcobaleno 80 s.r.l. in liquidazione”) nella dichiarazione degli studi di settore per l’anno d’imposta 2006, considerato che esso risulta computato al lordo iniziale, senza tener conto dell’ammortamento e, per di più, del valore venale.

L’avviso di rettifica impugnato è quindi illegittimo e va annullato, poiché il valore dichiarato dalla società nell’atto di cessione risulta attendibile in considerazione dell‘ammortamento e per le ragioni innanzi esposte. Conseguentemente, la sentenza di primo grado deve essere riformata. Sussistono valide ragioni, in ordine alla controvertibilità dell’oggetto di causa, per compensare le spese di entrambi i gradi.

La Commissione

P.Q.M.

accoglie l’appello. Compensa le spese. Così deciso in Roma, il 28 gennaio 2015 Il Presidente estensore

Gius cèlla

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