Cessioni di oro da investimento da produttori o trasformatori: la detrazione iva resta anche se alcune fasi della lavorazione sono affidate a terzi che conservano il “marchio di identificazione”.

by AdminStudio

“In materia di disciplina dell’IVA riguardo all’oro da investimento, la previsione dell’art. 19, comma 3, lettera d), D.P.R. n. 633 del 1972, siccome sostituita dall’art. 3, comma 5, lettera a), della legge 17 gennaio 2000, n. 7, secondo cui l’indetraibilità dell’imposta per operazioni esenti non si applica per le cessioni di oro da investimento effettuate dai soggetti che lo producono ovvero che trasformano oro diverso in tale tipologia di oro, deve, tenuto conto dell’antecedente dell’attuale disciplina unionale (artt. 346 ss. della direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006), costituito dall’art. 26 – ter, lettera D), della direttiva del Consiglio 77/388/CEE, cui la predetta l. n. 7 del 2000 ha dato attuazione nel diritto interno, intendersi riferito a tali soggetti, sia nel caso in cui le lavorazioni siano effettuate a loro cura sia nel caso in cui lo siano da altri per loro conto, purché, in questo secondo caso, conservino il cd. “marchio di identificazione” di cui all’art. 7 decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251”.

Il principio di diritto viene espresso dalla Sezione Tributaria della Corte di Cassazione nella ordinanza n. 18333 del 4 luglio 2024 (Pres. Fuochi Tinarelli, Rel. Salemme).

La Corte rammenta che l’art. 26 – ter, lettera D), della direttiva 77/388/CEE, contemplava un’unica categoria di soggetti, i “soggetti passivi”, con la finalità di una sterilizzazione totale degli effetti dell’IVA sull’oro da investimento: con riguardo, dunque, non solo alla catena delle sue cessioni ed alle lavorazioni inframmezzate ad esse entro i limiti dei servizi strettamente connessi, ma altresì alla sua originaria produzione o trasformazione, comprese le cessioni “a monte” di beni e servizi “(meramente) collegati” a produttori e trasformatori sulla base della già evidenziata “fictio”.

Ora, nell’art. 26 – ter, in esame, l’effetto di sterilizzazione totale in riferimento anche a produzione e trasformazione dell’oro da investimento esplicitando che produttori e trasformatori potevano dedurre l’imposta per i beni o servizi anche solo “(meramente) collegati alla produzione o alla trasformazione” (paragrafo 2), con ciò dando (nuovamente) per scontata la possibilità di esternalizzazione, quantomeno parziale, del ciclo produttivo.

Quanto alla normativa interna, l’art. 19 D.P.R. n. 633 del 1972 solo nel comma 5 – bis, in riferimento ai “soggetti diversi” da quelli “che producono oro da investimento o trasformano oro in oro da investimento”, si specifica che la “limitazione della detrazione non opera” per acquisti ed importazioni “di oro diverso da quello da investimento destinato ad essere trasformato in oro da investimento a cura degli stessi soggetti o per loro conto, nonché per i servizi consistenti in modifiche della forma, del peso o della purezza dell’oro, compreso l’oro da investimento”.

In realtà, nello schema della lett. D) dell’art. 26 – ter della direttiva, i produttori e trasformatori erano una categoria, non distinta, ma ricompresa nei “soggetti passivi”: autonomamente considerata solo perché beneficiata di un’autorizzazione alla deduzione più ampia.

Ne consegue che, incanalando l’ermeneusi dell’art. 19, comma 3, lettera d), e comma 5 – bis, D.P.R. n. 633 del 1972 nella corretta prospettiva dell’art. 26 – ter, lettera D), della direttiva 77/388/CEE, cui i suddetti comma 3, lettera d), e comma 5 – bis erano, effettivamente, intesi a dare attuazione, il comma 3, laddove sancisce la detraibilità per le “cessioni di cui all’art. 10, n. 11), effettuate da soggetti che producono oro da investimento o trasformano oro in oro da investimento”, deve ritenersi riferito a tali soggetti, sia nel caso in cui le lavorazioni siano effettuate a loro cura sia nel caso in cui lo siano da altri per loro conto.

Ciò, peraltro, nel secondo caso, a condizione che, sulla base della specifica disciplina, di cui al decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251 (“Disciplina dei titoli e dei marchi di identificazione dei metalli preziosi, in attuazione dell’articolo 42 della legge 24 aprile 1998, n. 128”), essi mantengano il “marchio di identificazione”, che obbliga ogni “fabbricante” – rientrandovi dunque appieno sia i produttori che i trasformatori – ad attenersi ai titoli legali, facendosene garanti originari.

Viene quindi respinto il ricorso dell’AdE che contesta la detrazione Iva sulla totalità dei costi a un operatore di settore per l’assenza delle specifiche condizioni richieste, in capo a soggetti che «producono oro da investimento o trasformano oro in oro da investimento», ai sensi dell’articolo 19, comma 3, lettera d), Dpr 633/72. L’Agenzia delle Entrate sosteneva quindi che la detraibilità fosse legittima solamente nel caso di cessioni «effettuate da soggetti che producono oro da investimento o trasformano oro in oro da investimento».

 

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