Ancora alla Corte Costituzionale la questione dell’indipendenza dei Giudici Tributari.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 22 agosto 2018 è stata pubblicata l’Ordinanza n. 105 della I Sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Novara del 4 aprile 2018 con la quale i Giudici provinciali sospendono il giudizio e rinviano gli atti alla Corte Costituzionale.

Infatti la Commissione dichiara rilevante e non manifestamente  infondata  la  questione  di legittimità costituzionale dei commi 1,  2  e  3  dell’art.  13  del decreto legislativo n. 545/1992, in riferimento agli artt. 101 e  111 Cost. e, per il tramite  dell’art.  117  Cost.,  art.  6  Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’uomo  e  delle  libertà fondamentali, per come interpretata dalla giurisprudenza della  Corte europea dei Diritti  dell’uomo,  “al  fine  rimediare  al  difetto  di apparenza di indipendenza c.d. ordinamentale del  giudice  ovvero  di evitare che venga adottata una decisione che, per effetto  della  sua adozione da parte di un giudice non apparentemente  indipendente  per violazione della clausola del giusto processo, ai sensi dell’art. 111 Cost. e 6 Cvedu, sia nulla per difetto di  costituzione  del  giudice (art. 158 c.p.c.) e, comunque, fonte di responsabilità  dello  Stato italiano per violazione dei diritti fondamentali dell’uomo”.

Ricorderete forse che sull’articolo 6 della Convenzione si focalizzava già la argomentatissima ordinanza della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia del 23 settembre 2014 (Pres. Est. Montanari, Rel. Gianferra) con la quale il collegio emiliano aveva rinviato gli atti alla Corte Costituzionale per una pronuncia su alcune norme (prevalentemente contenute nel D.Lgs. 545/92, ma non solo) che non assicurerebbero la terzietà del giudice in ambito tributario. La questione è arrivata finalmente al vaglio della Consulta che ha pronunciato l’Ordinanza n. 227 del 20 ottobre 2016 dichiarando la manifesta inammissibilità delle questioni poste. Tutto ruotava all’epoca intorno all’intervento richiesto alla Consulta dalla Commissione Tributaria di Reggio Emilia. La quale in chiusura di ordinanza chiedeva la declaratoria di incostituzionalità delle norme rinviate perché, tra l’altro, le varie soluzioni interpretative prospettabili, tra cui alcune di natura “creativa”, non sembravano idonee a riallineare la predetta normativa in senso conforme a Costituzione.

La Corte Costituzionale si “smarcò” da questa richiesta, all’epoca, proprio enunciando la propria impossibilità di procedere a una interpretazione “creativa”; ma non era questa la richiesta della Commissione rimettente che aveva usato tale termine solo per dimostrare che senza un intervento di lettura costituzionale ogni possibile interpretazione sarebbe risultata non convincente.

Le questioni come leggerete si ripropongono in larga parte in questa ordinanza. E speriamo che l’esito non sia lo stesso. Ovvero che anche se si ritenesse di non ammettere la questione lo si faccia entrando nel merito ed affrontando stavolta le argomentazioni proposte.

 

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