Anche i regali di nozze costituiscono valida difesa dall’accertamento sintetico.

La sintesi del titolo è probabilmente un tantino eccessiva, visto che l’Ordinanza  7 settembre 2018, n. 21783 della Sezione Tributaria della Corte di Cassazione (Pres. Virgilio, Rel. Greco) risolve la questione a favore del contribuente per motivi connessi alla mancata valutazione della documentazione prodotta a propria difesa, già nella fase pre-contenziosa, documentazione non sufficientemente elaborata dai Giudici del merito.

La questione che appare di interesse è l’affermazione secondo la quale le possibilità di difesa del contribuente non riguardano “… la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta” (Cass. n. 25104 del 2014; si veda anche, con un accento parzialmente diverso, Cass. n. 6396 del 2014).

Devono quindi essere considerate tutte le fonti di disponibilità finanziaria. Il Giudice di appello ha sbagliato per non aver ammesso alla prova contraria i fatti allegati – già in sede di contraddittorio, come previsto dal sesto comma dell’art. 38 (“il contribuente ha facoltà di dimostrare, anche prima della notificazione dell’accertamento …”) – in relazione ai quali il contribuente offrisse “idonea documentazione”. Nel caso specifico una donazione paterna, ì regali di nozze e una somma a titolo di risarcimento proveniente da una banca.

Quindi anche le regalie ricevute, in relazione ad eventi rilevanti come il matrimonio, vanno a far parte delle prove da valutare ai fini della decisione.

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