Accertamenti a tavolino: il contraddittorio IVA è da garantire sempre.

Nei commenti all’Ordinanza  7 settembre 2018, n. 21767 della VI Sezione della Corte di Cassazione (Pres. Cirillo, Rel. Napolitano) abbiamo riscontrato una certa enfasi attribuita al fatto che il principio del contraddittorio preventivo obbligatorio dovesse essere applicato anche agli accertamenti “a tavolino”. Ed in effetti, se la questione fosse stata appunto di portata generale, l’enfasi sarebbe stata giustificata.

Ma leggendo la sentenza si vede che il principio ribadito non è altro che il noto principio di diritto fissato da Cass. s.u. n. 24823/15, che recita: “in tema di tributi cd. non armonizzati, l’obbligo dell’Amministrazione di attivare il contraddittorio endoprocedimentale, pena l’invalidità dell’atto, sussiste esclusivamente in relazione alle ipotesi, per le quali siffatto obbligo risulti specificamente sancito; mentre in tema di tributi cd. armonizzati, avendo luogo la diretta applicazione del diritto dell’Unione, la violazione dell’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale da parte dell’Amministrazione comporta in ogni caso, anche in campo tributario, l’invalidità dell’atto”. E ancora “Nel campo dei tributi “armonizzati” (che, inerendo alle competenze dell’Unione, sono investiti dalla diretta applicazione del relativo diritto) l’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale assume, invece, rilievo generalizzato. In tale ambito …. opera, infatti, la clausola generale di contraddittorio endoprocedimentale di matrice comunitaria …, sanzionata, in caso di violazione, con la nullità del conclusivo atto impositivo”.

Insomma il principio è sì generale, ma solo con riferimento all’accertamento IVA (che riguardava, nel caso specifico, due annualità). Non altrettanto vale, secondo la Corte, per le altre imposte accertate relativamente alle quali il principio di garanzia non opera nel caso di accertamenti a tavolino, mancando una norma interna che lo preveda.

Quindi niente di particolarmente nuovo, ma solo una corretta applicazione dei principi affermati dalle Sezioni Unite nell’ultima delle sentenze sul tema. Ancora da chiarire la dicotomia tra un tributo e l’altro, tra una metodologia di accertamento e l’altra, sotto il profilo della tenuta dei principi costituzionali (e anche della stessa Carta di Nizza, che stabilisce principi fondamentali di garanzia dei diritti validi sempre e per ogni situazione). Ma come sappiamo le giuste questioni poste all’attenzione della Corte Costituzionale si sono per ora infrante il 13 luglio 2017 con il deposito delle pronunce del 5 luglio sulle tre ordinanze di rinvio dei giudici tributari in materia di contraddittorio preventivo. E si sono avute tre ordinanze, rispettivamente la n. 187, la n. 188 e la n. 189, tutte di manifesta inammissibilità per motivi tecnico-formali.

 

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